Brexit e l’austerità

Europa

Il Premier britannico Theresa May sembra aver mal interpretato le motivazioni dietro al voto di protesta di un anno fa, che portò alla decisione di portare il Regno Unito fuori dall’Unione Europea. Nella campagna elettorale delle ultime settimane, May si è concentrata sul tema della Brexit, della stabilità, e della necessità di essere duri nei confronti del terrorismo. Il partito laburista di Jeremy Corbyn, invece, ha fatto campagna contro l’austerità, capendo che nelle scelte politiche della popolazione le condizioni economiche giocano un ruolo importante, capace di trascendere gli schieramenti tradizionali.

Il Primo ministro May è riconosciuta per aver condotto una campagna elettorale pessima, perdendo la maggioranza alla Camera dei Comuni. Mantiene un vantaggio di oltre 50 seggi rispetto ai laburisti, ma il Governo risulta indubbiamente indebolito.

 

In un certo senso May è a suo modo vittima della rivolta degli elettori, che sperava di sfruttare sulla scia del voto per la Brexit. La scelta degli inglesi di lasciare l’Unione Europea è stata guidata in parte dalla questione dell’immigrazione, come ampiamente riconosciuto, ma i temi economici hanno avuto un effetto importante. Se nelle zone urbane il Remain ha prevalso largamente, nelle aree economiche più depresse del Paese la difficoltà a mantenere un tenore di vita decente e i tagli ai servizi sociali hanno provocato un voto di protesta contro una classe politica che ha ignorato i problemi di larghe fasce della società. Come ha titolato The Guardian pochi giorni prima del voto: “Se hai soldi, voti dentro; se non hai soldi, voti fuori”.

Dunque l’errore di May è stato di pensare che la Brexit potesse essere trattata come una questione indipendente. Le attenzioni rivolte da Corbyn al disagio economico e alle politiche di austerità - scoglio su cui May è inciampata con tagli al bilancio e la cosiddetta dementia tax - hanno dimostrato invece che per raccogliere i frutti della protesta occorre affrontare il problema principale di questi anni: lo svuotamento della classe media e la crescita dell’insicurezza economica.

E’ interessante notare che anche sul tema del terrorismo Corbyn ha trovato un messaggio vincente. Ha parlato di un nesso causale “tra le guerre sostenute dai nostri governi e combattute in altri paesi, e il terrorismo qui a casa”. Il riferimento evidente è all’attentato di Manchester del 22 maggio: l’attentatore, Salmen Abedi, faceva parte del Libyan Islamic Fighting Group, formazione terroristica utilizzata dall’intelligence britannica per decenni per i propri obiettivi strategici in Medio Oriente.

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